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L’utilizzo dei test DNA nella ricerca genealogica: stima di etnia e corrispondenze genetiche

  • Immagine del redattore: traccetrento
    traccetrento
  • 20 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 22 feb

Negli ultimi anni i test del DNA per uso genealogico hanno rivoluzionato il modo in cui le persone esplorano le proprie origini familiari. Grazie ai progressi della genetica e alla diffusione di servizi diretti al consumatore ad un prezzo più che mai accessibile, oggi è possibile ottenere informazioni sulla propria ascendenza etnica e individuare parenti genetici anche a livello internazionale. Tuttavia, per comprendere correttamente il valore di questi strumenti, è fondamentale conoscerne le potenzialità, i limiti e le modalità di interpretazione.


elica DNA

Tipologie di test genetici


I test genealogici si basano principalmente sull’analisi di tre tipologie di DNA:


  1. DNA autosomico (atDNA)

    È il test più diffuso. Analizza i cromosomi non sessuali ereditati da entrambi i genitori e consente di individuare corrispondenze genetiche fino a circa 5–7 generazioni. È lo strumento principale sia per la stima etnica sia per il confronto con altri individui.


  2. DNA del cromosoma Y (Y-DNA)

    Analizza la linea paterna diretta (trasmesso di padre in figlio maschio). È utile per studi sui cognomi e sulle linee genealogiche maschili.


  3. DNA mitocondriale (mtDNA)

    Trasmetto per via materna, permette di tracciare la linea materna diretta nel lungo periodo, anche se con minore precisione nelle corrispondenze recenti. È la tipologia di test maggiormente utilizzato in archeologia, poiché è quello che si conserva meglio nel lungo periodo. 


Nella ricerca genealogica moderna, il test autosomico rappresenta lo strumento principale per ricostruire relazioni familiari e origini etniche, ma volendo affrontare studi di più ampio respiro, è consigliabile affiancare anche l’Y-DNA.


Cosa indica realmente la stima di etnia?


Uno degli aspetti più attrattivi dei test del DNA è la cosiddetta “stima di etnia” o “composizione etnica”. Questa analisi confronta il profilo genetico dell’individuo con campioni di riferimento provenienti da popolazioni attuali distribuite in diverse aree geografiche.

Specifici marcatori genetici vengono confrontati con database interni alle aziende che lo propongono, costituiti da migliaia (o milioni) di campioni. Attraverso algoritmi statistici viene stimata la probabilità che determinate porzioni del DNA siano associate a specifiche regioni del mondo.

Il risultato è generalmente espresso in percentuale, ad esempio:

  • 65% Italiano settentrionale

  • 27% Italiano meridionale

  • 5% Francese

  • 1,7% Sardo

  • 1,3% Scandinavo


Tendenzialmente è bene considerare degni di nota solo i risultati superiori al 3-5%.


Limiti interpretativi


È importante sottolineare tuttavia che le stime etniche sono probabilistiche, non scientificamente certe e proprio perché le varie aziende lavorano su propri campioni di riferimento, i risultati possono variare, anche molto, tra compagnie diverse. Sempre per questo motivo, gli aggiornamenti dei database possono modificare nel tempo le percentuali attribuite.

Infine, è bene chiarire che le categorie etniche riflettono popolazioni moderne, non necessariamente gruppi storici antichi, sebbene sempre più aziende propongano, in aggiunta alla stima di etnia, anche un’interpretazione sulle origini antiche.

La stima di etnia è quindi uno strumento indicativo, utile per orientare ricerche genealogiche, ma non rappresenta una certificazione identitaria assoluta.


Le corrispondenze genetiche: individuare parenti biologici


L’aspetto più potente dei test DNA come ausilio alla ricerca genealogica è la possibilità di identificare individui che condividono una parte del proprio DNA.

La condivisione del DNA viene misurata in centimorgan (cM), un’unità che indica la quantità di materiale genetico condiviso tra due persone. Maggiore è il numero di centimorgan condivisi, più stretta è la relazione biologica. Sul web è facile trovare anche dei grafici comparativi per interpretare, in linea di massima, il risultato in cM con il potenziale grado di parentela.


grafico interpretativo corrispondenza DNA
Esempio di grafico interpretativo

Le piattaforme genealogiche forniscono elenchi di “match” (corrispondenze), ordinati per quantità di DNA condiviso.

Oltre al totale in cM, viene analizzata la lunghezza e la posizione dei segmenti condivisi sui cromosomi. Segmenti più lunghi indicano generalmente una parentela più recente. L’analisi dei segmenti è utile per confermare ipotesi genealogiche documentate, identificare linee familiari comuni o distinguere tra relazioni multiple o complesse.


Quali applicazioni pratiche nella ricerca genealogica?


In un ottica di utilità per la ricerca genealogica, l’integrazione dei dati genetici consente principalmente di ricostruire mobilità e migrazioni familiari, di verificare ipotesi su linee paterne o materne specifiche. Entrare in contatto con più o meno ‘lontani cugini’, oltre ad essere un’emozione, può permettere di reperire informazioni utili al completamento del proprio albero genealogico, soprattutto relativamente alle generazioni più lontane, ovvero quelle che spesso intrecciano i due rami discendenti. 

Naturalmente, permette talvolta anche di identificare parenti biologici in casi di adozione.


Considerazioni etiche e privacy


L’utilizzo dei test genetici solleva tuttavia importanti questioni etiche.


Le compagnie che offrono test genetici a scopo genealogico sono, di fatto, attività commerciali, non enti di ricerca. Pertanto, nonostante tutte garantiscano sicurezza in materia di privacy e sulla conservazione dei campioni, non è possibile stabilire con certezza quali pratiche siano messe in campo a tal fine. 


Inoltre, la possibilità che vengano a galla paternità non dichiarate, fratelli biologici sconosciuti e via dicendo è tutt’altro che remota, con conseguenti implicazioni familiari, quando non legali.


In sostanza, è fondamentale scegliere aziende che garantiscano elevati standard di sicurezza e che offrano controllo sull’uso e sulla condivisione dei dati.


Conclusioni


I test del DNA rappresentano uno strumento straordinario per la ricerca genealogica moderna. La stima di etnia fornisce una panoramica probabilistica delle proprie origini geografiche, mentre l’analisi delle corrispondenze genetiche consente di individuare parenti biologici e ricostruire relazioni familiari anche in assenza di documenti.

Tuttavia, il DNA non sostituisce la ricerca documentale tradizionale: il massimo valore si ottiene integrando genetica e fonti storiche. Solo attraverso un approccio combinato i test DNA danno un reale contributo alla ricerca genealogica, sempre rimanendo consapevoli dei propri limiti interpretativi.

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