L'importanza degli archivi familiari. Il caso di Simone Barcatta
- traccetrento

- 24 gen
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Aggiornamento: 23 feb
Gli archivi familiari e gli archivi di persone fisiche sono una fonte importantissima e insostituibile di informazioni per la ricerca genealogica.
Vi proponiamo un esempio interessante di questa tipologia di archivio, i cui documenti hanno permesso di ricostruire minuziosamente la storia di Simone Barcatta, il classico “zio d’America”.

Simone nasce nel 1887 nella frazione di Barcatta in Valfloriana, provincia di Trento (allora sotto il dominio austroungarico). Sesto di nove fratelli, presta servizio nei Kaiserjäger, i Cacciatori dell’Imperatore, dal 1908 al 1911.
A 26 anni, il 15 febbraio 1913, al porto di Anversa, Belgio, si imbarca sulla nave Vaderland per “la Merica”, dove sbarca - a Ellis Island - dieci giorni dopo. L’obiettivo è quello di raggiungere l’amico Ernesto Stefanon a Greensburg in Pennsylvania, ovviamente alla ricerca di un’occupazione che gli permetta di mantenersi e inviare soldi a casa.
Da lì in poi ciò che sappiamo con certezza è che più tardi, sempre quell’anno e fino a tutto il 1921, la sua residenza sarà Amsterdam, Ohio, da dove scrive alla famiglia in Italia. Le lettere di questo periodo vengono infatti inviate da li e anche la visita di reclutamento per la Prima Guerra Mondiale avviene ad Amsterdam il 5 giugno 1917.
Anche non avessimo nessuna sua fotografia, dal manifesto d’imbarco e dalla scheda di leva americana sappiamo che era alto 161,5 cm, aveva gli occhi blu, capelli castani e non era calvo. Sappiamo anche che non aveva altri parenti stretti in America e che non era sposato.


Lavora come minatore per un pool di compagnie facenti capo alla Jefferson Coal Company in una delle miniere tra Amsterdam e Bergholz (o forse in tutte e tre, visto che spesso il personale veniva inviato di volta in volta dove serviva): la O.P. Mine (Ohio & Pennsylvania Coal Company), la Wolf Run e la Eagle Mine.

Nel giugno del 1922 lo troviamo invece residente a Christopher, in Franklin County, Illinois. Da una sua lettera sappiamo che da tre mesi era in atto un grande sciopero che aveva causato una forte disoccupazione e miseria. Lo sciopero a cui si riferisce è quello svoltosi dai primi di aprile alla fine di giugno di quell’anno su scala quasi nazionale. Coinvolgeva il West Virginia, la Pennsylvania, l’Illinois, l’Indiana e altri Stati e nasceva sulla scorta dei moltissimi incidenti sul lavoro in miniera.
Nella stessa missiva dice anche al fratello Enrico Arcangelo, al quale la lettera è indirizzata, di valutare se raggiungerlo nell’autunno successivo o meno. Lui però di certo non aveva nessuna intenzione di tornare “a lavorare quella terra ancora, per sempre restare in debito, lavorare come Asini e mangiare come porci, per avanzare l’affito del debito”. La sua idea era ben chiara.
Enrico Arcangelo evidentemente decide invece di raggiungere il fratello, e così sbarca anche lui a Ellis Island il 15 luglio 1923, partendo da Trieste 18 giorni prima con la nave chiamata Martha Washington. I due si ricongiungono.
Convivono fino all’inizio del 1925 quando, per qualche motivo di discordia, si separano e ognuno va ad abitare per conto suo, sebbene a poca distanza l’uno dall’altro (appena tre minuti a piedi), e comunque lavorano sempre nella stessa miniera.
Poi da lì, un salto temporale fino al 1927, in mezzo un buco documentale. Ritroviamo Simone che scrive a casa per raccontare che Enrico è morto.
La sera del 4 giugno 1927 Simone riceve un telegramma in cui lo si informa che il fratello è deceduto. Prende immediatamente un treno che lo porta a New York, dove Enrico in quel periodo lavorava come manovale, e viene a sapere che alcuni giorni prima, il 31 maggio, il fratello era caduto da un’impalcatura alta sei metri. Inizialmente sembrava non fosse grave, Enrico pensava infatti di tornare a casa proprio il giorno in cui invece era spirato. Dice Simone scrivendo alla sorella: “Nelle sue ultime ore a ricevuto la tua lettera ed’ancora la letta benisimo che non si pensava mai più di morire, che stava bene e parlava alle 3 e alle 3 1/2 e morto”.
Si ferma due settimane a New York e cerca di “ricevere qualcosa dalla compagnia” per cui lavorava Enrico, ma tutto quello che ottiene sono 200 dollari per le esequie.
Simone organizza il funerale e si occupa di tutte le questioni finanziarie del fratello, il tutto gli costa un esborso totale pari a circa 700 dollari, di cui 557 solo per il funerale, una cifra davvero importante per allora.

Simone a questo punto torna in Italia per sistemare le questioni ereditarie del fratello. Già malato da diversi mesi (probabilmente di silicosi) e senza esito positivo dalle visite mediche a cui si era sottoposto in America, durante il viaggio di rientro, probabilmente ancora sulla nave, le sue condizioni si aggravano, forse per il sopraggiungere di una tubercolosi. Da un racconto orale sappiamo che appena tornato in Trentino si reca da una sorella per dare la triste notizia della morte di Enrico, dicendole che comunque vuole tornare subito in America perché ha acquistato una sepoltura per sé stesso a fianco di quella del fratello. Purtroppo non riuscirà nel suo intento, poiché muore poco dopo nel suo paese natio il 21 marzo 1928 all’età di 40 anni.
Dall’America però ha portato con sé alcuni oggetti, che sono stati divisi tra i fratelli e tramandati ai discendenti dei vari rami. Proprio questi oggetti sono stati il motore della ricerca che ne è seguita.
Ogni lettera, ogni fotografia, ogni documento che anche indirettamente lo riguardi, ogni oggetto, ogni racconto da parte di parenti è stato schedato, catalogato e ordinato analizzando la documentazione attraverso un criterio temporale che ha permesso di ricostruire la sua vita. Alcuni particolari sono stati ricavati da ricerche specifiche che tuttavia, senza indizi tratti dall’archivio così ricomposto, non sarebbe stato possibile condurre.
Ricordiamoci sempre che questo lavoro non ha l’obiettivo di maneggiare e catalogare carte, ma quello di far rivivere le persone a cui si riferiscono.
Ringraziamenti
Si ringrazia Peter Allen Andersen per la consulenza fornita sulle miniere dell’Ohio e sulle notizie storiche riguardanti il grande sciopero del 1922.


